La diagnosi e l’arrivo al Centro
Quando Leonardo e la sua famiglia arrivano al Centro è giugno del 2024 e Leonardo ha 5 anni e mezzo.
Insieme alla diagnosi c’è la paura. Quella grande, quella che lascia senza parole.
I primi giorni sono un vortice. Ricovero, esami, medici, stanze d’ospedale. I genitori sono terrorizzati e si chiedono come fare a spiegare una parola così grande a un bambino così piccolo. Durante un colloquio, la psicologa Francesca li incoraggia nel far comprendere che raccontare non solo è possibile ma è anche molto importante: “Leonardo ha il diritto di sapere, con parole adatte a lui, quello che sta succedendo”, esorta dolcemente Francesca negli incontri.
Il ritorno a casa dopo il ricovero
Con il rientro a casa, dopo uno dei primi ricoveri, si cerca di gustare quella quotidianità famigliare che al Centro viene inevitabilmente sospesa. Davanti alla tv si guarda insieme il film di Barbie.
E Leonardo viene colpito da una parola nuova: “cellulite”. La ripete, incuriosito, come fanno tutti i bambini quando incontrano un termine che non conoscono. La impara così, semplicemente.
Ma quello stesso giorno Leonardo ha imparato anche un’altra parola, molto più grande: “leucemia”.
E con quella saggezza disarmante che solo i bambini sanno avere, Leonardo chiede alla sua mamma:
«Mamma… ma io ho la cellulite o la leucemia?»
La scoperta di una nuova prospettiva sulla malattia
È in quel momento che Mariangela capisce qualcosa che non dimenticherà mai. Per lei e per il papà quella parola era enorme, spaventosa, impronunciabile. Era ciò che aveva cambiato tutto e che portava con sé paure, pensieri, scenari difficili da immaginare. Per Leonardo, invece, era solo una parola nuova tra le tante. Una parola appena scoperta, proprio come “cellulite”.
Quasi due anni di cure e terapie
Iniziano così quasi due anni di terapie e trattamenti. Un tempo lungo, a volte durissimo, perché sembra non finire mai. Eppure, dentro quel tempo succede anche qualcosa di inaspettato.
Durante i ricoveri ci sono tanti momenti di abbracci. Quelli che rassicurano, che tengono insieme. Spesso è Leonardo a sostenere i suoi genitori, con una forza e una naturalezza che sorprendono tutti: “La malattia ci ha fatto scoprire aspetti del carattere di Leonardo che ancora non conoscevamo. Lui ha una capacità di adattarsi, di capire e di affrontare il mondo con una semplicità disarmante, che diventa la sua e la nostra forza”, racconta mamma Mariangela.
La vita al Centro tra medici, infermieri e psicologi
All’inizio per lei non è facile. Non esce mai dalla stanza di Leonardo perché incontrare le storie degli altri bambini significa dover accogliere altro dolore. Poi, nel tempo, si lascia abbracciare dalla vita che scorre al Centro.
E scopre la presenza buona di professionisti che, con lei, stanno attraversando la malattia. Medici, infermieri, psicologi, operatori. Persone capaci di prendersi cura, davvero.
Ricorda ancora il giorno in cui la dottoressa Bettini, uno dei medici ematologi del Centro, ha spiegato a Leonardo che nel suo corpo c’erano delle “cellule cattive” da combattere e come Leonardo abbia ascoltato con attenzione, con quella naturalezza che solo i bambini sanno avere.
I bambini e la forza di affrontare la malattia insieme
Mariangela temeva che confrontarsi con gli altri bambini potesse essere difficile. Invece Leonardo ha vissuto tutto con semplicità e determinazione, condividendo giochi, corse nei corridoi e giornate con chi stava attraversando la sua stessa sfida.
Quando il Centro diventa parte della famiglia
Oggi le visite sono meno frequenti, eppure c’è una cosa che i genitori di Leonardo non si sarebbero mai aspettati: sentire la mancanza del Centro.
Perché in mezzo alla paura, in questi spazi protetti e pieni di vita, nonostante tutto, si è creata una parte importante della vita della loro famiglia. Un pezzo di strada percorso insieme.
L’abbraccio di Pasqua
E quell’abbraccio di Pasqua, che oggi Leonardo e Mariangela ci augurano, contiene tutto questo: la paura attraversata, la forza scoperta e l’amore che ha permesso di tenere tutto insieme, ogni giorno.