20 Luglio 2026

Dal Centro Maria Letizia Verga al mondo: la storia di Laura, l’infermiera che porta la cura dove c’è la guerra.

Ci sono professioni che non si possono riassumere in un semplice elenco di mansioni. Quella dell’infermiere, specialmente in un reparto delicato come il centro trapianti di midollo osseo di un ospedale di ematologia pediatrica, è una scelta di vita. Lo sa bene Laura Russo, infermiera che da ben undici anni lavora al Centro Maria Letizia Verga.

La storia di Laura è fatta di dedizione quotidiana a Monza, ma anche di viaggi straordinari attraverso il progetto Children Global Medicine, che porta la formazione e la speranza del trapianto di midollo osseo nei Paesi feriti dai conflitti o privi di risorse.

Un legame indissolubile con “i suoi bambini”

“Sono arrivata qui per caso nel post-laurea, quando i concorsi pubblici erano bloccati”, racconta Laura con il sorriso e quella luce speciale negli occhi che solo chi ama profondamente il proprio lavoro possiede. “Ma dopo poco tempo mi sono resa conto che questo reparto era diventato la mia vita. Voglio troppo bene ai miei bambini, io rimango qui”.

Il metodo e l’approccio umanitario imparati al Centro – dove la cura del paziente pediatrico è totale e basata sull’accudimento profondo – Laura li porta ovunque, persino quando si trova a dare assistenza ai pazienti adulti in giro per il mondo: “Spesso gli adulti notano la differenza nel mio modo di assisterli e mi dicono: ‘Si vede che lavori con i bambini’. In realtà, penso sia proprio il mio modo di fare questo lavoro, un metodo con cui sono nata e cresciuta come infermiera qui al Centro Verga e che fa parte di me”.

Le missioni internazionali: “Io insegno a lavorare, loro mi insegnano a vivere”

Da 40 anni la Fondazione Maria Letizia Verga promuove programmi di cooperazione internazionale per migliorare la qualità delle cure pediatriche nei Paesi con risorse limitate, attraverso la condivisione di competenze mediche, tecnologie e modelli organizzativi. Al centro dell’intervento, coordinato dal punto di vista scientifico dalla dott.ssa Marta Verna, c’è il modello della capacity building, per formare professionisti, rafforzare i centri pediatrici locali e costruire autonomia sanitaria, organizzativa ed economica.

L’impegno nasce dalla convinzione che ogni bambino abbia diritto alle migliori cure, ovunque egli si trovi.

In collaborazione con IRCCS San Gerardo dei Tintori, ONG, istituzioni locali e università, la Fondazione è attiva nel formare gli operatori sanitari in Nicaragua, Kurdistan Iracheno, Paraguay, Guatemala, El Salvador, Iraq, Uganda e Palestina. Ad oggi possiamo contare oltre 300 operatori sanitari formati!

Dal 2017, Laura ha deciso di mettere la sua professionalità al servizio del progetto Children Global Medicine. Una scelta coraggiosa, non priva di ansie iniziali, che l’ha portata a viaggiare in contesti complessi e radicalmente diversi tra loro.

  • Il Kurdistan Iracheno: È stata la sua prima esperienza, ripetuta per ben 5 o 6 missioni. Qui Laura ha visto per la prima volta un espianto di midollo e ha collaborato con professionisti provenienti da tutta Italia. “Lì ho detto una frase che ripeto sempre: io vado a insegnare come lavorare, ma loro mi insegnano come vivere. Entri in contatto con coetanei che fanno il tuo stesso lavoro ma che sono cresciuti in mezzo alle bombe. All’inizio ti viene quasi un senso di colpa per essere nata nella parte fortunata del mondo, ma poi capisci che stai facendo del bene nel tuo piccolo”. Oggi il centro in Kurdistan è praticamente autonomo.
  • Il Paraguay: Una missione clinica ed educativa sfidante, complicata dalle barriere linguistiche e terminata rocambolescamente a causa del blocco dei voli per la pandemia da COVID-19 nel 2020. Un viaggio di ritorno di oltre 30 ore, alleggerito però dal calore di una famiglia locale legata al ricordo di un bambino curato a Monza che oggi non c’è più.
  • Mosul (Iraq): Forse la tappa più dura dal punto di vista umano. Una città allora appena uscita dalla guerra, divisa a metà tra macerie e ricostruzione. “Lavoravamo in isolamento, senza poter uscire dall’ospedale se non scortati. Una realtà stressante, ma fondamentale per gettare le basi della formazione infermieristica, lì ancora molto carente”.
  • La Palestina: L’ultimo progetto, in Cisgiordania (Ramallah), che vede Soleterre capofila. Nonostante la paura iniziale per il conflitto in corso, Laura ha trovato un ospedale moderno e un personale sanitario già molto preparato sulla gestione dei cateteri centrali e sul controllo delle infezioni. “Questo ci fa sperare che sarà più facile e veloce avviare la pratica del trapianto di midollo osseo anche lì”.

 

Come funziona in concreto il progetto Children Global Medicine?

Il lavoro segue un binario preciso basato sull’autosufficienza futura dei centri partner. Tutto inizia con una missione esplorativa per capire se il progetto è sostenibile a livello di infrastrutture. Segue una settimana “educazionale” con lezioni teoriche per medici e infermieri. Successivamente, quando arrivano i macchinari, si passa alla fase clinica in loco, partendo dai trapianti più semplici (trapianti per le talassemie nei bambini o trapianti autologhi negli adulti).

Ma la formazione è a doppio senso: i medici e gli infermieri stranieri vengono ospitati anche al Centro Maria Letizia Verga per periodi di tirocinio. “Quelli di Mosul erano estasiati nel vedere le nostre camere colorate e la disponibilità dei monitor”, ricorda Laura. “All’estero, invece, ho imparato l’arte di arrangiarmi: se mancano i tappini anti-reflusso o i bracciali giusti, trovi una soluzione con quello che hai”.

“L’unione fa la cura”: il valore del 5×1000

Quando le si chiede cosa significhi “L’unione fa la cura”, Laura non ha dubbi: “È la sinergia di tutti. Non solo il medico o l’infermiere. Anche la signora delle pulizie fa la cura. E poi i fisioterapisti, i clown dottori, i musicoterapisti… Insieme si cura il bambino a 360°, non solo il corpo, ma anche la mente. Il valore dell’unione è l’essenza del programma di cooperazione internazionale di Children Global Medicine, perché senza la capacità di creare partnership e lavorare insieme non è possibile curare”.

“Ecco perché sostenere la Fondazione Verga e quindi anche il progetto Children Global Medicine tramite il 5×1000 è fondamentale”, conclude Laura. “È un gesto gratuito per il cittadino, ma che ci dà la possibilità straordinaria di crescere e salvare sempre più vite, in Italia e nel mondo”.

Firma e inserisci il codice fiscale della Fondazione Maria Letizia Verga per sostenere il lavoro di Laura ed il programma di formazione del progetto Children Global Medicine. Perché l’unione fa la cura.