Al Centro Maria Letizia Verga è arrivato “Scarabocchiamo insieme”, un nuovo progetto ideato dalla psicologa Francesca Nichelli e dedicato ai bambini da 0 a 5 anni in cura al Centro Maria Letizia Verga, insieme alle loro mamme e ai loro papà.
Un’attività semplice solo in apparenza, che trasforma un gesto spontaneo come lo scarabocchiare in un’occasione di relazione e di comunicazione delle emozioni.
Come racconta Francesca, la valenza terapeutica e scientifica dello scarabocchio in età evolutiva è riconosciuta da tempo:
“Donald Winnicott nel suo “Squiggle Game” durante le sedute con i bambini creava con loro disegni, proprio a partire da semplici scarabocchi; Edith Kramer, considerata una delle fondatrici dell’arteterapia moderna, vedeva nello scarabocchio uno strumento per permettere ai pazienti di esprimere emozioni profonde e processi inconsci, favorendo un’esplorazione terapeutica non mediata dalle parole.”
Con Francesca abbiamo imparato che lo scarabocchio rappresenta uno strumento prezioso, perché permette di esprimersi in modo spontaneo e autentico, senza la pressione di dover creare qualcosa di “bello” o di “giusto”. Un approccio libero che aiuta ad accogliere anche il caos, la confusione e le emozioni più difficili, trasformandoli in occasioni di espressione e condivisione.
Così, insieme a Greta Nava e Rita Sorbino, le educatrice del Centro, questa attività ludico-ricreativa diventa anche uno strumento terapeutico capace di rafforzare la comunicazione tra bambini e genitori. Attraverso segni, colori e forme, lo scarabocchio offre infatti un linguaggio diverso per raccontare emozioni, desideri e vissuti che spesso, soprattutto nei più piccoli, non trovano ancora le parole.
Come si svolge l’attività?
Guidati delle educatrici, i bimbi realizzano liberamente i loro scarabocchi, utilizzando tempere, pennarelli, matite e pastelli. E poi mamma e papà vengono invitati a trasformare questi meravigliosi messaggi in un disegno, dando forma ai segni tracciati sul foglio. Un esercizio creativo ma che diventa un momento di ascolto reciproco, in cui ogni tratto può trasformarsi in un racconto.
I messaggi delle mamme:
“Il progetto “scarabocchi” è stata davvero una bella esperienza! Noah era titubante nell’utilizzo dei colori, non avendoli mai usati, ma appena ha preso confidenza si è divertito a pitturarsi tutto, non solo la tela. Questi momenti ci ricordano che siamo ancora lì noi da qualche parte, con le nostre idee e i nostri pensieri e il nostro modo di interpretare la vita, perché poi è un po’ questo che sta caratterizzando il nostro percorso, mio e di mio figlio, al Centro: i suoi pianti (un po’ come gli scarabocchi), mi aiutano a dire al mondo, in questo caso ai medici, come si sente Noah. Noah ha preso e fatto sulla tela un paio di ditate e io ci ho visto qualcosa di magico!” (Mamma di Noah)
“Fare questa attività con mia figlia Irene è stato come immaginarci sdraiate in un prato verde, in una giornata d’estate a malattia superata, con lo sguardo rivolto al cielo divertendoci a riconoscere forme familiari nelle nuvole sopra di noi. Due archi colorati possono quindi definire i lineamenti di un viso a noi caro o l’abbozzo di un cuore, oppure ancora l’arcobaleno dopo una tempesta, ma sempre vi si vedrà la gioia e la consolazione di non sentirsi soli in un momento di difficoltà.” (Mamma di Irene)
Ci sono linguaggi che non hanno bisogno di parole. Uno scarabocchio può diventare un ponte tra il mondo interiore di un bambino e lo sguardo di chi gli sta accanto. Ed è anche da questi piccoli gesti che ogni giorno nasce la relazione capace di prendersi cura.